Anatocismo: Abolita la norma inserita nel decreto legge Competività

anatocismoSaltata la norma riguardante l’ anatocismo  inclusa nel decreto legge Competività.

Venerdì scorso, la Commissione Bilancio del Senato ha bocciato la reintroduzione dell’anatocismo bancario, previsto nell’art. 31 del decreto legge n. 66 del 24 sulla “Competitività” proprio per evitare effetti negativi per le Amministrazioni Pubbliche e gli Enti locali causati dall’introduzione di un nuovo meccanismo di decorrenza “anatocistica” sulla capitalizzazione degli interessi.

Ieri, altre due Commissioni parlamentari, precisamente la Commissione Ambiente e la Commissione Industria del Senato hanno votato la soppressione della norma sull’anatocismo contenuta con il parere favorevole del Governo. La norma modificava l’art. 120 del Testo Unico Bancario affidando al Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (C.I.C.R.) il compito di fissare i parametri per la determinazione degli interessi maturati nelle operazioni di conto corrente o pagamento, con capitalizzazione non inferiore a un anno. La votazione di ieri è stato un atto dovuto, dopo l’approvazione legge di Stabilità 2014. Il provvedimento legislativo, infatti, aveva lasciato vari dubbi interpretativi: da un lato sembrava che si riammettesse la capitalizzazione degli interessi, mentre dall’altro si affermava che non si potessero produrne ulteriori. Si ridetermina, in questo modo, l’orientamento del Parlamento, che aveva abolito tale norma proprio con la legge di Stabilità 2014, già varata dal Governo Letta, nonostante questa fosse caldeggiata dagli Istituti bancari e soprattutto dalla Banca d’Italia. Soddisfatto il relatore della precedente bocciatura dell’anatocismo nella legge di Stabilità, il quale commenta la cancellazione dell’anatocismo come una vittoria del buon senso. Il presidente dalla Commissione Ambiente di Palazzo Madama, Marianello, il quale sottolinea come vi sia stato un fronte comune di tutti i gruppi parlamentari al fine di abolire una norma che “veniva percepita come vessatoria da milioni di italiani, in particolare di chi ha maggiori problemi economici”.